
Ci fu una donna all’origine di una delle invasioni barbariche più cruente della storia, quella di Attila, il feroce unno ricordato come 𝘧𝘭𝘢𝘨𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘪 𝘋𝘪𝘰.
E non una donna comune. Una matrona della famiglia imperiale, che visse negli anni turbinosi del passaggio tra mondo antico e medievale.
𝗚𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗚𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗢𝗻𝗼𝗿𝗶𝗮 nacque nel Sacro Palazzo di Ravenna, il 12 novembre 417. Era figlia di Galla Placidia (a sua volta figlia di Teodosio il Grande) e di Costanzo III, valoroso generale nominato imperatore romano nel 421, che però morì dopo pochi mesi di regno.
Onoria fu allevata in una condizione di potere e privilegio. Ricevette precocemente il titolo di “Augusta” e crebbe a palazzo circondata dal lusso, alacremente servita da servitù e intendenti. Era una donna ambiziosa, come la madre, ma, diversamente da lei, riteneva che le spettasse di diritto governare. Inoltre, a differenza del debole e molle fratello Valentiniano (imperatore dal 425), per cui nutrì sempre una viscerale gelosia, aveva la tempra e l’energia per farlo.
Per realizzare i sogni di potere, Onoria sapeva che avrebbe avuto bisogno di un consorte. Obbligata dal fratello a non sposarsi, nel 449 intrecciò una relazione con il ciambellano Eugenio, e a quanto pare rimase incinta. In breve tempo però il complotto fu smascherato, Eugenio fu condannato a morte e Onoria inviata temporaneamente in esilio a Costantinopoli. In seguito fu promessa sposa, contro la sua volontà, a un ricco e fidato console scevro da ogni velleità cospiratorie, Flavio Basso Ercolano.
Ferita nell’orgoglio, in preda a una collera convulsa per la perdita dell’amante e il fallimento dei piani, nonché per la prospettiva di vita accanto a un marito noioso, Onoria ordì una terribile vendetta.
𝘚𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘷𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘪 𝘙𝘰𝘮𝘢, 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘷𝘪𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘰𝘵𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘳𝘦!
Nel 450 incaricò il fedele eunuco Giacinto di consegnare ad 𝗔𝘁𝘁𝗶𝗹𝗮 una richiesta d’aiuto, insieme a un anello come prova della sua buona fede: in cambio di una certa somma di denaro, il re degli Unni sarebbe dovuto venire immediatamente a salvarla da un matrimonio che le era stato imposto e che le era odioso.
L’anello recava in sé un sottointeso: per ricompensarlo della liberazione, Onoria sarebbe diventata sua moglie.
Attila era allora il più potente monarca d’Europa al di fuori dell’Impero. Apparteneva alla popolazione nomade degli Unni, proveniente dai territori dell’attuale Cina, che nei secoli si era spinta fino alle pianure del Danubio, razziando e saccheggiando le popolazioni che incontrava nel cammino.
Arrogante verso l’imperatore Valentiniano III, da cui esigeva un tributo e ora la mano della sorella, Attila prese l’invito della principessa come pretesto per mettere in pratica il piano di invasione dell’Occidente. Richiamando tutte le tribù del suo regno, radunò un esercito che i Romani non avevano mai visto: un totale di mezzo milione di uomini, stando alle cronache. Nel 451 invase la Gallia seminando ovunque morte e distruzione; l’anno dopo invase l’Italia: distrutta Aquileia, arrivò fino al Mincio, dove l’incontrò l’ambasceria guidata dal papa Leone I. Da allora, inaspettatamente, Attila decise di interrompere la marcia distruttiva. Secondo la leggenda, fu il papa a persuaderlo mostrandogli il crocifisso, ma è più probabile che alla ritirata abbiano contribuito cause diverse, tra cui la fame e le malattie che avevano ridotto la sua armata ormai allo stremo.
Sta di fatto che il temuto condottiero lasciò l’Italia e tornò al suo palazzo attraverso il Danubio. Non rivendicò più pretese né sulla mano di Onoria, né sulle terre in precedenza reclamate.
Stava pianificando nuove invasioni quando morì all’improvviso nei primi mesi del 453. La tradizione vuole che si sia soffocato dopo una copiosa epistassi la notte del banchetto per il suo ultimo matrimonio; un’ipotesi più credibile, però, attribuisce il decesso a un’emorragia interna, probabilmente di natura digestiva.
Gli spregiudicati disegni di Onoria dalle conseguenze devastanti restarono quindi irrealizzati.
Ma 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘯𝘤𝘪𝘱𝘦𝘴𝘴𝘢, mentre attendeva il barbaro per essere salvata?
Quando Onoria spedì Giacinto in missione da Attila, le spie di Valentiniano non ci misero molto a venire a conoscenza della congiura. L’imperatore attese così che l’eunuco tornasse dalla padrona a riferirle il successo dell’ambasciata, e poi lo fece arrestare, torturare per confessare i dettagli e, alla fine, decapitare. Avrebbe voluto sbarazzarsi anche della sorella ma glielo impedì solo la mano ferma di Galla Placidia: convinse il figlio a mandare in esilio Onoria anziché ucciderla e a inviare un messaggio ad Attila in cui disconosceva la legittimità della presunta proposta matrimoniale.
L’imperatrice madre si offrì anche di prendere la figlia colpevole sotto la propria protezione; Valentiniano gliela consegnò ma Galla Placidia morì dopo poco tempo.
A questo punto la principessa che aveva cambiato il corso della storia scomparve dalle scene.
Ce la immaginiamo, furente e disperata, mentre sprofondava nell’insulso matrimonio che tanto aveva aborrito. Non resse, o forse sopravvivere non le fu concesso: morì di lì a poco, in una data imprecisata, prima del 455.
La sorgente delle Muse
𝘛𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘪
Immagine: dipinto di Evelyn de Morgan (1896)
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Per conoscere la storia di Galla Placidia e della sua famiglia:
- Giorgio Ravegnani, Galla Placidia, ed. Il mulino 2017. Lo trovate qui: https://amzn.to/48TeCYw
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