
Detestavano gli uomini e rifiutavano matrimonio e maternità. Si riproducevano accoppiandosi con i loro prigionieri, che successivamente uccidevano o, secondo un’altra versione, tenevano come schiavi, dopo averli mutilati perché non potessero usare le armi. Quanto ai figli, stessa sorte: se erano maschi venivano uccisi o, in narrazioni più benevole, solamente accecati.
Questo raccontavano i greci delle Amazzoni.
In una società maschilista come quella greca, un popolo in cui le donne avevano il predominio era una specie di «mondo alla rovescia», espressione di barbarie che si contrapponeva all’ordine della polis.
Le mitiche guerriere erano quindi un nemico pericoloso e sovversivo, oltre che un modello di confusione sociale: affinché l’equilibrio fosse ripristinato, era necessario eliminarle, ucciderle e debellarle.
Di qui le battaglie che a queste donne opposero di volta in volta eroi a vario titolo civilizzatori e «riordinatori» come Eracle, Teseo, Bellerofonte, come lo stesso Achille che – narra Omero – nello scontro contro le Amazzoni uccise la loro regina Pentesilea e se ne innamorò quando l’affascinante guerriera era ormai morente.
Ma chi erano queste donne, ritenute bellissime e mostruose al tempo stesso?
I greci le immaginarono (e le raffigurarono) come guerriere coraggiose in groppa a un cavallo, con le chiome al vento, l’arco in pugno, le gambe muscolose sotto alle corte tuniche svolazzanti, lo sguardo truce sui bei volti.
Si narrava che fossero discendenti dal dio della guerra Ares e dalla ninfa Armonia e che vivessero ai confini più remoti del mondo conosciuto: nelle steppe a nord-est del fiume Don, secondo quanto racconta Erodoto.
Le Amazzoni erano governate da due regine (una della pace e una della guerra), venivano addestrate nel combattimento a cavallo e maneggiavano con maestria armi come asce e archi.
Proprio dalla loro abilità a usare l’arco deriva la credenza (suffragata dall’etimologia del nome: Ἀμαζών = senza un seno) che le guerriere fossero private della mammella destra fin da piccole, perché era di intralcio nel tendere l’arco. Di questa storia però non si hanno riscontri nelle raffigurazioni, dove i seni sono sempre due. È anche possibile, infatti, che alla radice del termine «Amazzone», ci fosse piuttosto un vocabolo di origine protoindoeuropea che significa semplicemente «senza marito».
E proprio questo loro rifiuto del ruolo tradizionale destava orrore: per i greci era possibile solo in un mondo incivile, era addirittura impensabile.
Ma quello che era impensabile per loro poteva essere una realtà in altre parti del mondo?
L’archeologia sembra affermarlo.
Durante gli scavi condotti nei pressi di Millerovo, sulle rive del Don, all’interno di uno dei grandi tumuli che sorgono nella zona, è stato trovato uno scheletro femminile accanto al quale erano state deposte diverse armi tra cui un arco e una faretra piena di frecce.
Benché la presenza di una donna guerriera non possa essere la prova dell’esistenza di un’organizzazione sociale composta di sole donne, il ritrovamento di Millerovo dimostra che nelle steppe in cui Erodoto collocava le Amazzoni è esistita una società con costumi molto diversi da quelli greci, in cui le donne combattevano.
Quindi le Amazzoni non sono relegabili solo dentro i confini della leggenda: il mito riflette, quasi a esorcizzarlo, alcuni aspetti di un mondo realmente esistito.
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Immagine: Dipinto di Amazzone, 1897, opera di Franz von Stuck
Per saperne di più sulle mitiche guerriere: Vanna de Angelis, Quando le donne governavano la terra. Mito e storia delle Amazzoni, 2017: https://amzn.to/3vlkfAZ
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