
La contessa Adelaide Antici fu una madre di cui il piccolo Giacomo Leopardi patì il carattere severo e poco affettuoso. Una madre, a sua volta, con una storia infelice alle spalle.
Il matrimonio precipitoso la condusse all’altare dopo un affare non concluso con un promesso conte di Cagli. Sposò Monaldo, cui precedentemente era stata offerta la possibilità di convolare a nozze con la sorella di Adelaide, Amalia, maggiore di qualche anno. Un bel pasticcio, perché le due famiglie erano tra loro imparentate e uscivano da liti giudiziarie per la proprietà di alcune terre; ma una volta tanto il debole, indeciso, coltissimo quanto conservatore conte Monaldo fece il possibile per unirsi ad Adelaide.
Il matrimonio si fece velocemente e la contessa Leopardi si trasferì nel palazzo di Recanati, prendendo in mano da subito la condizione della casa e stabilendo un rigido regime familiare. Monaldo, stretto nei lacci della nuova famiglia, si isolò sempre di più.
Adelaide era eccessiva, insistente, onnipresente e Monaldo finì per dargliele vinte tutte.
Quando nacque Giacomo, il conte si illuse che quello potesse essere il momento della rivincita, ovvero l’occasione di entrare nel ruolo di padre di famiglia. Preparò una lettera annunciando in modo protocollare la nascita di Giacomo (lo stesso nome del nonno paterno), Taldegardo, Francesco Salesio, Saverio, Pietro. Tutti questi nomi erano ciò che il poeta del Passero solitario, più in là nel tempo, avrebbe definito «la barbarie e ridicole e mostruose mode».
Ma prima di arrivare agli anni della ragione, il piccolo Giacomo, seppur precocissimo di mente e passato in un baleno dall’infanzia alla lucida maturità, visse quelli che si possono definire traumi familiari. Prima venne allontanato da Adelaide (per volere di Monaldo) e allattato da una balia, Maria Patrizi Rovello, poi la madre si trovò nuovamente incinta e quindi non disposta a dedicare attenzioni al piccolo e gracile primogenito.
Adelaide era una donna fredda, apparentemente poco emotiva, nelle prestazioni materne sentiva un unico indiscusso senso del dovere, sottolineava con sottile piacere quel suo essere priva di slanci e partecipazioni affettive. Le gravidanze, a getto continuo (in tutto partorirà dieci figli, di cui solo due sopravvissero alla sua morte), la incupirono sempre di più: si realizzava solo nel tenere sotto controllo ogni cosa.
Di Giacomo e della sua spiccata sensibilità si accorsero soprattutto Carlo e Paolina, gli amatissimi fratelli, pressoché coetanei, solidali fra loro e complici di rapporti molto intensi. Ma il sotteso rifiuto della madre gli restò radicato e indelebile, quasi come se l’intera sua persona fosse impressa a fuoco.
Adelaide non assecondava nel figlio alcuno slancio, non incoraggiava alcuna confessione, non favoriva alcuna intimità. Si racconta che la donna fosse piuttosto magra, altera, con uno sguardo gelido che troncava sul nascere ogni effusione; invitava i figli a offrire a Dio ogni dolore.
Aveva un modo tutto suo di occuparsi dei figli, leggendo la loro corrispondenza e osservando tutto quello che facevano:
«Lo sguardo di nostra madre ci accompagnava sempre, era l’unica sua carezza», ricorda il figlio Carlo, mentre la figlia Paolina scrisse di sentirsi oppressa da una madre che «gira per tutta la casa, si trova per tutto e a tutte le ore».
Quando poi Adelaide assunse anche il compito di controllo dell’intero patrimonio (per risollevare le finanze dissestate dai debiti di Monaldo), impose rinunce molto grandi.
Tutto dipendeva da lei; tutto veniva da lei soppesato in nome del decoro. Adelaide non alzava mai la voce, odiava il lusso e lo spreco, era capace di tutto (in primo luogo di sacrificare i suoi affetti) per salvare l’onore di casa Leopardi.
Votata alla causa fino in fondo… Giacomo non la capì, e tanto meno mai la giustificò.
(Da: Boroni/Moneta, Le donne dei poeti)
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Immagine: non è il ritratto di Adelaide ma è opera di Miklós Barabás, “Lady sitting in an Armchair”, 1849
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