Antonia Bembo, musicista alla corte del re Sole

A poco più di trent’anni Antonia Bembo decise di dare una svolta alla propria vita. L’ultimo periodo era stato duro: lasciata sola con tre figli piccoli dal marito Lorenzo, partito per la guerra contro i turchi per il possesso di Candia, aveva dovuto sopravvivere con pochi mezzi, cercando di far fronte a una condizione finanziaria compromessa dalla cattiva gestione del consorte.

Lorenzo Bembo apparteneva a un ramo, ormai un po’ decaduto, di una famiglia tra le più antiche della Serenissima. Alla morte del padre Andrea, nel 1658, aveva ereditato alcune proprietà, pochi oggetti di valore e molti debiti, ai quali presto aggiunse quelli contratti di persona. La situazione si aggravò negli anni, nonostante il lascito da parte di due zie di alcune proprietà in terraferma; coinvolto in operazioni al limite della truffa, trascinato dai creditori in continui processi e, verosimilmente, assiduo frequentatore delle case da gioco, l’uomo perse gran parte del patrimonio.

Eppure, a dispetto delle usanze del tempo, Antonia e Lorenzo si erano sposati per amore. Non erano state le rispettive famiglie a pianificare il loro matrimonio; i due, anzi, si erano incontrati per caso, con ogni probabilità durante un evento cittadino cui partecipavano i vari ceti sociali.
Il giovane patrizio notò e avvicinò la bella figlia sedicenne di Diana e Giacomo Padoani, medico di origine vicentina. In breve, i genitori dovettero cedere di fronte all’energica determinazione della ragazza e, accantonati i dubbi su quell’unione ribelle, acconsentirono alle nozze, che furono celebrate il 20 agosto 1659 nella chiesa del Redentore alla Giudecca.

Figlia unica adorata e forse un po’ viziata, dotata di una personalità vivace e intelligente e di spiccate doti musicali, Antonia aveva ricevuto un’educazione di alto livello, rara all’epoca tra le donne anche dei ceti più elevati. Su di lei si erano riversate le aspettative dei familiari, che le avevano affiancato i migliori maestri. Tra questi, il famoso musicista Francesco Cavalli, primo organista nella cappella ducale. Sotto la sua guida, la giovane era diventata una bravissima cantante e aveva cominciato a comporre; nel frattempo, aveva completato la preparazione assistendo e talvolta prendendo parte a eventi musicali di cui era ricca la Serenissima: concerti in accademie, chiese e case private, messa in scena di opere nei teatri.

Il padre, quindi, avrebbe voluto per Antonia un matrimonio diverso: magari con un musicista più anziano, in grado di guidarla nella realizzazione della sua vocazione. Tuttavia, il desiderio di libertà della figlia prevalse sulla volontà di Giacomo che, dopo le nozze, accolse i due sposi nella sua casa a San Pantalon.
La convivenza duro poco ed ebbe un triste epilogo: in una lettera del 1660 registrata da un notaio, il dottore incitò i due ragazzi a trovarsi un’altra sistemazione. Il suocero non tollerava più l’insistenza con la quale il genero gli chiedeva prestiti; deluso dal comportamento della figlia che parteggiava per il marito, la escluse dall’eredità, lasciando tutti i beni alla moglie.

Anche l’armonia tra i Bembo, però, presto si trasformò in discordia: Il legame doveva essere già in crisi prima della partenza di Lorenzo per Candia nel 1667; di sicuro si guastò al rientro in patria due anni dopo, quando l’isola era perduta: poco dopo, infatti, l’uomo ripartì alla volta di Cattaro, dove rivestì la carica di Procuratore per conto della Serenissima.

Durante le separazioni, la donna coltivò un acuto risentimento nei confronti del marito: condannata alla solitudine, umiliata dalle ristrettezze, rigettò un vincolo che non tollerava più e, nel 1672, trascinò il coniuge in tribunale per ottenere il divorzio. Perse la causa, ma ormai il destino era segnato: i due non tornarono più a vivere insieme e le loro vite presero strade differenti.

Quella di Antonia, da allora, ebbe uno scopo preciso: affermarsi come cantante, musicista, compositrice, abitudine sacrificate durante il matrimonio. Per attuarlo, sfidò le convenzioni, sacrificò gli affetti e si gettò il passato alle spalle: lasciò Venezia e i figli per trasferirsi a Parigi, nel 1674, nella speranza di trovare riconoscimenti alla corte del re Luigi XIV.

Giunse nel periodo di massimo prestigio del re Sole, che in Francia aveva il monopolio quasi assoluto come patrono delle arti; riuscì a esibirsi di fronte al sovrano e, da quel momento, iniziò una vasta produzione, dedicata al mecenate e ad altri illustri personaggi di corte.

Vostra Maestà doveva apprezzarne il talento e forse anche bellezza e personalità; a lui, nella prefazione alle Produzioni armoniche, la prima raccolta di composizioni, Antonia raccontò le proprie vicissitudini: l’addio alla patria, l’arrivo e l’accoglienza alla reggia, dove era stata gratificata con una pensione che le permetteva di consacrarsi liberamente all’arte. Al sovrano riferì anche di essere stata lasciata da chi la “trasse da Venezia“. Il cenno alludeva, probabilmente, a un uomo che l’aveva condotta a Parigi ma poi l’aveva abbandonata di lì a poco. L’individuo poteva essere una ambasciatore veneziano in Francia oppure un noto musicista; era di certo ben inserito a corte per introdurre la donna che, forse, con lui si era illusa di rifarsi una vita.

La delusione però non le fece perdere di vista gli obiettivi. Rimasta sola, Antonia andò a vivere in un appartamento privato presso la Petite Union Chrétienne, una comunità religiosa femminile, e finì per rimanere a Parigi per tutto il resto della sua lunga vita.
Morì nel 1721, tra le mura silenziose del convento, sola con il peso di ricordi dolorosi: i figli, mai più rivisti, sentiti solo in una periodica corrispondenza, e il matrimonio fallito, con un uomo che finì i suoi giorni tragicamente, così come aveva vissuto. Lorenzo, infatti, morì nel 1703 in carcere, dopo tredici anni di reclusione scontati per frode allo Stato: aveva intascato somme di denaro durante la carica di Visdomino al Fontego dei tedeschi.

Fra le ombre, una luce però doveva mitigare l’amarezza: l’immagine, lontana nel tempo, di re Luigi nello splendore di Versailles. Per il sovrano, la Bembo nutrì sempre una profonda dedizione. Di fronte a lui, si sentì come Clizia, la ninfa innamorata del Sole, protagonista di un episodio mitologico e di una cantata di Antonia. L’identificazione si svelava nei primi versi del componimento; mentre narravano le vicende della ninfa, questi raccontavano anche l’appassionata storia della musicista giunta da Venezia:

Lungi dal patrio letto… Clizia nutrì nel cor incendioso affetto.

La sorgente delle Muse
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Immagine: Gerard ter Borch, The Concert, c. 1673–1675.

La storia di Antonia è tratta dalla sua biografia: Annarosa Manetti, Antonia Bembo. Una musicista veneziana alla corte del Re Sole. Per acquistarla su Amazon: https://amzn.to/3IWeaOM

Risposta

  1. Avatar wwayne

    Grazie per avermi fatto scoprire una storia che non conoscevo. Tra l’altro l’hai raccontata benissimo.

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