Calipso, l’occultatrice

Nessuna fu mai solitaria come Calipso.
Dalla soglia della sua caverna, guardava le onde violette, sapendo che gli altri dei non la cercavano. Dietro di sé, udiva sobbollire nel profondo il gorgo che eruttava acqua alla superficie in quattro direzioni.

Calipso significa Occultatrice. La sua passione era il celare, avvolgere qualcosa in un velo, come quelli che talvolta le cingevano la testa. Ma nulla le era dato da celare, se non il perenne mescolarsi delle acque celesti e terrestri sotto la sua caverna, con un rombo sordo che ben sapeva distinguere da quello del mare davanti a lei. Ragazzina, aveva giocato sulle praterie fiorite con Persefone e altre Ninfe. Ora gli unici esseri che incontrava erano le due ancelle che la servivano e gli uccelli appostati sugli scuri alberi intorno alla grotta.

Odisseo passò sette anni con Calipso, quanto bastava perché molti suoi sudditi decidessero di considerarlo disperso. Furono gli anni in cui il tempo lo aveva risucchiato all’indietro, in un mirabile recinto che era un sepolcro galleggiante.

E ogni sera si ripeteva la stessa scena. Dal suo seggio d’oro, Odisseo allungava le mani verso il suo cibo da uomo. Quel cibo stava accanto all’ambrosia e al nettare rosso di cui si nutriva Calipso, che lo guardava, di fronte a lui. Per sette anni, ogni sera, Calipso sperò che Odisseo li assaggiasse. Allora sarebbe diventato immortale e senza vecchiaia, un semidio perduto ai confini del mondo. Ma Odisseo non fece mai quel gesto. Poi mescolavano i loro corpi nel letto, in fondo all’antro, e in quelle notti Calipso sentiva di esistere veramente, perché occultava Odisseo fra il suo grande corpo e i drappi. Altrimenti, era dominata dalla malinconia e dall’incertezza, come se la sua vita non fosse più reale di quei nomi di guerrieri che Odisseo le ripeteva e ormai erano per lei presenze familiari e impalpabili.

Quando Calipso gli disse che lo avrebbe lasciato andare, Odisseo sospettò che quelle parole celassero un’altra astuzia per invischiarlo, “un altro male”. Erano nemici che si battevano fino all’estremo con le loro armi, in silenzio e senza testimoni. Ferita dalla tenerezza, Calipso chiamò allora Odisseo “furfante”, e lo “carezzò con la mano”. Nessun’altra donna avrebbe usato con lui una parola così intima e così giusta.

Da: Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia

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Immagine: Jan Styka, Calipso dea dai capelli biondi, XX sec.

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