Il racconto di Briseide ne «Il silenzio delle ragazze»

«Alle donne si addice il silenzio»: è questa la frase che ritorna nel romanzo di Pat Barker, “Il silenzio delle ragazze”.
La storia è fatta dagli uomini, dagli eroi come Achille, Ettore, Odisseo. Le donne, relegate nelle retrovie, hanno solo il compito di attenderli, amarli, compiacerli.

Eppure Briseide non tace: descrive ciò che vede, senza lagnarsi ma anche senza pietà. Denuncia le ingiustizie, gli oltraggi, le violenze, l’invisibilità. Le sue parole sono quelle di una donna che ha accettato il suo destino, ma che lotta comunque per la sopravvivenza, per creare una sua storia.

La voce narrante del romanzo è, appunto, quella della famosa schiava di Achille. È dal suo racconto che prende vita la guerra più famosa di tutti i tempi – quella di Troia. Tutto inizia con l’assedio e la totale distruzione della sua città, Lirnesso, alleata di Troia, dove i greci sterminano tutti gli abitanti maschi.

La principessa assiste impotente all’uccisione del marito (il giovane re Minete) e dei fratelli. Le donne di sangue nobile vengono quindi catturate e spartite come premio tra i guerrieri achei. Briseide, portata nell’accampamento greco sulla spiaggia alle pendici di Troia, diventa trofeo e preda proprio di Achille, il “macellaio” della sua famiglia.

In un attimo la vita precedente sfuma per sempre. Briseide non ha più status sociale, parenti, protezione. Diventa concubina, schiava, infermiera, assecondando qualunque necessità dell’eroe splendente. Ma non è sola. Insieme a lei altre innumerevoli donne strappate dalle loro case, costrette a subire soprusi e ferocia.

Attraverso un racconto disincantato e crudelmente verace, vediamo in una luce diversa gli eroi del mito, Agamennone, Patroclo e Ulisse, conosciamo i loro sentimenti, le loro turbe, le loro passioni. E ci sembrano meno divini e più semplicemente umani. All’interno dell’accampamento, infatti, ogni netta separazione alla fine tende a sfaldarsi: il destino di tutti, uomini e donne, vincitori e sconfitti, è subordinato alla stessa logica violenta e disperata della guerra.

In questo romanzo sovversivo e moderno, Pat Barker riscrive così l’epopea di Troia: dando parola alle donne mute della storiadi tutte le storie. E la loro voce, che si fa largo urlando attraverso i secoli, rompe finalmente un silenzio ingombrante.

«Cosa penseranno di noi le genti delle epoche future, lontane oltre ogni immaginazione? C’è una cosa di cui sono certa: non vorranno che gli si mostri la brutale realtà della conquista e dell’oppressione. Non vorranno sentire le storie di uomini e bambini brutalmente uccisi, di donne e fanciulle ridotte in schiavitù. No, vorranno sapere qualcosa di più delicato. Una storia d’amore, magari? Spero solo che capiscano chi erano gli amanti.
La sua storia.
Sua, non mia. E finisce qui, dove c’è la sua tomba».

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Immagine: John William Godward, Briseis (1896)

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