Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino

Si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi dì fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione.
(stralcio di lettera di Giacomo Trotti, ambasciatore estense alla corte sforzesca).

La “puta”, cioè la giovane donna in questione, è la sedicenne Cecilia Gallerani, e il “signor Ludovico” è il duca di Milano, Ludovico il Moro.

E la “puta”, come desumibile da varie notizie e considerazioni concomitanti (anche se non risulta da alcun documento ufficiale), è la donna resa celebre da Leonardo da Vinci nel dipinto la Dama con l’ermellino, ai nostri tempi custodito nel Museo di Cracovia, Polonia.

Cecilia Gallerani nacque a Milano, nei primi mesi del 1473, da Fazio Gallerani e Margherita de’ Busti; i Gallerani erano una famiglia del patriziato senese, emigrata a Milano all’epoca di Sigerio, nonno di Cecilia.
Fazio Gallerani, colto giurista come suo padre Sigerio, fu introdotto alla corte sforzesca ed inviato come ambasciatore a Firenze nel 1467 e poi, tre anni dopo, a Lucca. Ben retribuito per la sua attività, costituì un piccolo patrimonio terriero in Brianza, che alla sua morte, nel 1480, andò diviso tra i suoi sei figli maschi; alle due figlie femmine, una delle quali era Cecilia, spettò per testamento la somma di mille ducati.

Rimasta vedova, la madre di Cecilia cercò di organizzarsi; e così, già nel 1483 quando la figlia aveva appena dieci anni, formalizzò una promessa di matrimonio per Cecilia con un Visconti, Giovanni Stefano; ma l’accordo non andò in porto, pare per beghe sulla dote, e la promessa fu formalmente sciolta nel 1487, quando Cecilia aveva quattordici anni.
In realtà, all’orizzonte era già comparso un partito ben migliore del giovane Visconti: si trattava di Ludovico Sforza, detto il Moro, reggente del ducato di Milano per conto del nipote Gian Galeazzo Maria; Ludovico aveva allora trentacinque anni.
Un documento del 1489 racconta che Cecilia Gallerani non abitava più con la madre e i fratelli, ma da sola nei pressi della parrocchia del Monastero Nuovo; è ipotizzabile che fosse una casa assegnatale dal Moro per i loro incontri. Cecilia, a sedici anni, era già l’amante di Ludovico; e pare che il dipinto “La dama con l’ermellino” sia stato commissionato a Leonardo da Vinci alla fine del 1488 e ultimato l’anno seguente o forse due anni dopo.

Ludovico però mirava ben più in alto, come politica matrimoniale nei giochi di alleanze tra le grandi famiglie dell’epoca: trattative erano in corso con gli Este di Ferrara. E infatti, il 17 gennaio del 1491 sposò Beatrice d’Este, figlia di Ercole I signore di Ferrara.

La parabola di Cecilia Gallerani, durata meno di quattro anni, iniziava così la sua fase discendente.
Ludovico promise a Beatrice che si sarebbe liberato dell’amante e lo fece predisponendo un appartamento in città per Cecilia, allontanandola così dal castello sforzesco.

Cosa sarebbe rimasto a Cecilia, dunque, di quel ruolo d’amante durato quasi quattro anni?

Le rimase un figlio avuto da Ludovico, nato il 3 maggio 1491, che fu riconosciuto dal padre con il nome di Cesare Sforza Visconti (quest’ultimo cognome aggiunto per sottolinearne la discendenza); inoltre, il feudo di Saronno e il palazzo Carmagnola, assegnati formalmente al figlioletto; e anche l’esenzione dal pagamento di gabelle e dazi. E non fu tutto: il Moro le combinò il matrimonio con il conte Ludovico Carminati detto “il Bergamino”, nozze avvenute il 27 luglio 1492, assicurandole così una vita agiata e la posizione nella buona società del tempo.

La nuova vita di Cecilia Gallerani non si appiattì, anzi riprese nuovo vigore.
Nel palazzo Carmagnola, Cecilia riuscì a organizzare una piccola corte di letterati e artisti, tra cui il poeta fiorentino Bernardo Bellincioni, Matteo Bandello e Giangiorgio Trissino.
Nel 1514 morì il figlio Cesare, avuto da Ludovico, e l’anno dopo il marito, il conte Bergamino.
Cecilia lasciò la vita terrena nel 1536 a sessantatré anni, o, secondo altri, nel 1533.

Cosa rimane oggi, di Cecilia Gallerani?
Il ricordo di una storia d’amore, perché intenso fu di sicuro il suo amore per Ludovico il Moro; e una splendida opera d’arte, il dipinto di Leonardo, senza il quale forse Cecilia sarebbe stata dimenticata.

(Testo di Dedo di Francesco)

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Immagine: Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino (1488-1490)

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