
«Lì, dipinta sul muro, c’è la mia ultima duchessa. Non penseresti che fosse viva? Quest’opera è una meraviglia, lo sai? Le mani di frate Pandolfo hanno lavorato per un giorno intero, ed eccola qui, in piedi. Ti piacerebbe sederti e fissarlo?».
Così ha inizio My Last Duchess (La mia ultima duchessa), monologo drammatico in versi di Robert Browning, pubblicato nel 1842.
La poesia racconta una vicenda che si svolge in Italia nella seconda metà del XVI secolo.
Chi parla è il duca di Ferrara Alfonso II d’Este che, a un diplomatico con cui sta verosimilmente discutendo le condizioni per un nuovo matrimonio, mostra il ritratto della defunta moglie.
Il dipinto per il duca è molto speciale: fa parte della sua collezione d’arte che custodisce gelosamente a palazzo ma, a differenza di altre sue opere, è nascosto dietro un pesante drappo. Quando l’ospite lo scorge, il duca gliene concede la visione; l’interlocutore resta colpito, quasi ipnotizzato dal sorriso di quella donna, che le mani abili di frate Pandolfo (artista immaginario) hanno saputo immortalare.
Ma chi è la misteriosa donna ritratta?
È Lucrezia de’ Medici, figlia del granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, che nel 1558 va giovanissima in sposa ad Alfonso II d’Este.
Le cronache riportano che, dopo soli tre anni di matrimonio, Lucrezia muore e Alfonso II viene sospettato di averla fatta avvelenare.
Nel monologo di Browning, il duca racconta con spietata razionalità i fatti accaduti.
Lucrezia – spiega – aveva un comportamento troppo allegro, sorridente e un po’ infantile, inadeguato per la dignità della nobile famiglia nella quale era entrata. Apprezzava la natura, la gentilezza degli altri, gli animali, i semplici piaceri della vita. E – cosa che più di tutto lo disgustava – aveva l’abitudine di concedere quel suo bel sorriso a tutti, invece di riservarlo esclusivamente a lui.
Il duca esibisce un’arroganza radicata in un forte senso di superiorità. Possessivo al massimo grado, voleva essere l’unico oggetto dell’affetto della moglie e, allo stesso tempo, riteneva degradante parlare apertamente con lei dei suoi sentimenti di gelosia.
Decise così di punirla per la mancata adorazione, facendola ammazzare: «Ho dato i miei ordini. / Tutti i sorrisi si fermarono, per sempre».
Da allora, “la sua ultima duchessa” non può più sorridere a chiunque. La sua immagine è nascosta, preservata nel dipinto coperto da un drappo: davanti ai soli occhi cui appartiene quel sorriso.
La sorgente delle Muse
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Immagine: Alessandro Allori, Lucrezia De’ Medici in abito nero (c. 1560)
Le vicende di Lucrezia de' Medici sono narrate, in forma romanzata, nel libro di Maggie O'Farrell, Ritratto di un matrimonio: https://amzn.to/3K5wnKd
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